Google: no alla lotta al terrorismo con la censura
Coinvolgere i motori di ricerca di Internet nella lotta al terrore, censurando parole come «bomba» e «genocidio». La proposta era venuta qualche giorno fa da Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea.
Ieri è arrivata la risposta di Google: «Intervenire sui vocaboli non serve a nulla».
L’idea faceva parte di un discorso tenuto da Frattini in occasione dell’anniversario degli attentati dell’11 settembre. In quell’occasione l’ex ministro aveva parlato dell’uso della tecnologia nella lotta al terrorismo internazionale, annunciando lo stanziamento di fondi per dotare le polizie europee di strumenti adeguati. Poi era arrivata la proposta choc: «Voglio condurre un’indagine con il settore privato per impedire che la gente cerchi su Internet parole pericolose come “bomba”, “uccidere”, “genocidio” o “terrorismo”». Sapendo di trattare un argomento delicato Frattini aveva precisato: «Istruire qualcuno su come si costruisce un ordigno non ha niente a che vedere con la libertà di espressione».
Le dichiarazioni del commissario Ue avevano allarmato molti utenti della Rete e le associazioni per la libertà di espressione sul Web. Anche il quotidiano francese Le Monde ha dedicato all’argomento un intervento molto critico.
Alla fine l’appello di Frattini è stato respinto anche dai diretti interessati. «Censurare le parole cercate on-line non è la soluzione migliore», spiega Stefano Hesse di Google Italia, «l’unica cosa che noi possiamo fare è continuare un’attiva ed efficiente collaborazione con le forze di polizia». L’obiezione di Google è la stessa che si legge nei siti specializzati: «I terroristi utilizzano ben altri metodi per trovare le istruzioni che gli servono».
In effetti cliccando il termine «bomba», i risultati sono molti (oltre 38 milioni), ma non particolarmente eversivi: il primo sito segnalato è quello del comune di Bomba, in provincia di Chieti. Seguono ricostruzioni storiche di Hiroshima, il sito di un noto negozio del centro di Roma, per giungere alla ricetta della «bomba piccante calabrese», spaventosa sì, ma per tutte altre ragioni rispetto ai timori di Frattini.















