24.07.2008
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Utilizzare l’url del proprio sito come OpenID

OpenID è un meccanismo di identificazione creato da Brad Fitzpatrick di LiveJournal. Si tratta di un network distribuito e decentralizzato, nel quale la tua identità è un URL, e può essere verificata da qualunque server supporti questo protocollo.

Sui siti che supportano OpenID, gli utenti Internet non hanno bisogno di creare ed amministrare un nuovo account per ogni sito prima di accedervi. Al contrario, solo una autenticazione con un sito sicuro che supporta OpenID è necessario; questo sito può quindi fornire una dichiarazione dell’identità dell’utente agli altri siti che supportano l’OpenID.

Un sito dove è possibile creare una propria identità OpenID è myOpenID.com. Su questo sito, dopo la registrazione, sarà assegnato un indirizzo web unico che potremo utilizzare come identità, su tutti i siti che prevedono un sistema d’autenticazione OpenID.

Detto questo, come facciamo a trasformare l’indirizzo del nostro sito web personale, in un indirizzo web da utilizzare come identità OpenID?

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(22.07.2008) 1 Commento
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Le tre compatibilità di Internet Explorer 8

Qualche articolo fà parlavo della modalità super standards di IE 8 ed accennavo al fatto che, con l’ausilio di un appropriato META TAG era possibile forzare una delle tre modalità implementate in IE 8 come modalità di visualizzazione o di compatibilità.

In totale le modalità sembrano essere tre:

  • Quirks mode”: compatibile con IE 5;
  • Strict mode“: compatibile con IE7;
  • Standars mode“: questa modalità offre un elevato supporto per IE 8.

Con questo articolo voglio approfondire l’argomento andando ad aggiungere ulteriori dettagli su come attivare le modalità.

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(20.07.2008) 1 Commento
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Questa pagina contiene errori (KB927917)

Quante volte vi è capitato di navigare per la rete con Internet Explorer 7 (o la 8 per chi avesse questo “privilegio”) e di scontrarvi con un finestrella di dialogo di windows che vi dice “Internet Explorer non può aprire il sito Internet” (o in inglese “Internet Explorer cannot open the Internet site”). L’unica cosa che ci resta da fare è cliccare su OK. Ma, haimé, l’operazione non porta a nulla, solo ad una pagina bianca senza contenuto.

IE 7 non offre molte informazioni sulla natura del problema, anche a causa del suo pessimo sistema di ging. Qualcosa di molto più utile è stato fatto con IE 8, ed è proprio grazie a quest’ultimo che si è riusciti ad individuare la natura, nonché la soluzione al problema.

Con IE 8 l’errore indicato è il seguente:

Webpage Script Errors

User Agent: Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 7.0; Windows NT 6.0; SLCC1; .NET CLR 2.0.50727; InfoPath.2; .NET CLR 3.5.21022; .NET CLR 3.0.04506)
Timestamp: Fri, 18 Jul 2008 16:19:19 UTC
Message: HTML Parsing Error: Unable to modify the parent container element before the child element is closed (KB927917)
Line: 0
Char: 0
Code: 0

Come sfruttare questo migliorato sistema di debugging e, soprattutto, come risolvere questo problema?

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(18.07.2008) 1 Commento
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UUID, Universally Unique Identifier

Sempre più frequentemente mi trovo a dover sviluppare software di gestione molto articolati e complessi. Progetti ingegnerizzati in modo da renderli un insieme di richieste ad oggetti.

Questo genera un problema non da poco, in quanto molte volte si vorrebbe in qualche modo distinguere ogni oggetto da tutti gli altri in maniera univoca ed allo stesso tempo rendere l’informazione codificata.

Da tempo sapevo dell’esistenza di particolari strutture di codici, gli UUID. Una versione modificata è fortemente utilizzata dalla Microsoft per identificare i tipi di file (, ndr.).

Il funzionamento è semplice e da una quasi certezza di avere un codice univoco; vediamo subito perché.

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(12.07.2008) 1 Commento
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Cosa significa «virtualizzare» su Windows Vista?

Una delle migliorie di sicurezza più importanti di , è lo User Account Control o . Sebbene per i più possa essere monotono e snervante, grazie a questo sistema si sono risolti molti problemi dovuti alla negligenza e alla mancanza di attenzione da parte degli utenti comuni.

Grazie all’ infatti, occorre dare il consenso all’esecuzioni di particolari tipi di operazioni, ed inoltre, se non si è autorizzati, occorre inserire le credenziali di un account con privilegi superiori.

Questo sistema, però, sollevò un ulteriore problema in fase di progettazione del sistema operativo. Se per accedere a determinate occorrono privilegi particolari, come è giusto che sia, allora come fare per tutte quelle applicazioni che salvano file di configurazione nella stessa cartella d’installazione del software?

Per ovviare a questo problema nacque la “virtualizzazione dei file”. Come funziona e perché è utile sapere che esiste la possibilità di virtualizzare determinati file?

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(01.07.2008) 1 Commento
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